La memoria è l'anima del futuro

Per ricordare le nostre radici, per trasmetterle ai nostri figli, per raccontarle anche a voi.
La Storia intrecciata con la storia…Bonazzi.

Anni 50

Anni 80

2021

La famiglia Bonazzi da Badin

La storia della nostra famiglia è profonda e antica come le radici delle nostre vigne. Nessuno saprà mai l'inizio esatto di questa stirpe, ma un documento che abbiamo tra le mani, il “Premio Fedeltà alla Terra” ricevuto dalla famiglia nel anni 30 del XX secolo come mezzadria rimasta più a lungo sempre nella stessa terra, ci mostra documenti di bambini battezzati nella pieve di S.Floriano, risalenti al 1576 dove sono stati menzionati figli nati dai Bonazzi di Badin.
Mettendo anima e corpo nel loro lavoro, i nostri avi lavoravano come mezzadri i campi di proprietà di una serie di padroni: questi cambiano, noi rimaniamo.

la casa dove abitavano i mezzadri  Bonazzi e fienile.

Durante i lavori di restauro che si sono susseguiti
nel corso dei secoli, ecco cosa è emerso:

Porticina romana e finestra ("la sveglia del mattino") incastonata nel volto di stile barbarico. Quando sono stati fatti i lavori di scavo per la ristrutturazione, il terreno arrivava fino a circa metà dell’altezza della casa, appena sopra la porticina, la parte inferiore era interrata.

Cavità trovata all'interno del muro di casa adibita a canna fumaria per il riscaldamento della stanza.

Capitelli decorativi posti nell'angolo della stanza usati per sorreggere i lumi ad olio, porticina e capitelli ancora presenti nella casa.

Ritrovamento nel muro, sotto la malta, di questo reperto: tipico castello con merletti a coda di rondine che rappresentavano a quei tempi la corona dell'imperatore.

Per secoli il pozzo qui riportato era l'unica fonte d'acqua per la corte padronale e il vicinato. È profondo 42 metri e raccoglieva le acque provenienti dai vai che vi erano tutt'attorno la tenuta.

Vasca per contenere l'olio d'oliva, detto albio o arbio in dialetto, presenta un fondo curvo per raccogliere la morchia e aveva un coperchio in legno. Il più capiente della Valpolicella finora ritrovato.

Cippo decorativo che segnava l'entrata della corte, posti ad ovest della casa padronale.

Pietra trovata durante la demolizione della vecchia casa, datata MA 30 - 1485 (30 marzo 1485)

Tutto quello che è stato trovato sulla contrada Badin e sulle persone che hanno preso parte alla vita dei Bonazzi.

Durante i lavori di restauro che si sono susseguiti nel corso dei secoli, ecco cosa è emerso:

Gaetano Trezza scrittore e filologo Italiano

La prima famiglia di proprietari di villa Badin, chiamata Villa Sacra Famiglia, e dei campi annessi, è quella degli Ottolini. A loro va il merito di aver riorganizzato i confini di proprietà con cippi confinari con la loro "firma", ovvero incidendo nella pietra a forma di parallelepipedo Otto sul lato nord, Lini su quello sud; ancora presenti nei nostri campi.

Chiesa della Sacra Famiglia, adesso proprietà della famiglia Bonazzi. E’ stata fatta costruire nel 1926 da Don Angelo Simeoni.

Altare ligneo della chiesa.

Villa Sacra Famiglia

In questo periodo i bis-bis-bis-bis...nonni mezzadri davano ospitalità al capostipite della famiglia Trezza, che andava arricchendosi grazie al contrabbando della seta, la più grande risorsa economica del territorio per oltre cinquecento anni, dalla Repubblica di Venezia sino al XX secolo. In pochi anni Trezza riuscì a comprare tutta Badin dalla famiglia Ottolini, le proprietà della famiglia dei Besi (da qui il nome dell'appezzamento Beso) e Villa Novare (ora Mosconi Bertani). Diventato uno dei più grandi proprietari terrieri della zona, espresse alla sua discendenza il desiderio che fintantoché ci fosse la famiglia Trezza a comandarvi, rimanessero anche i Bonazzi come lavoratori. La famiglia Trezza diventò presto una delle famiglie più ricche, importanti e in vista di Verona e provincia, la si ricorda ancora oggi grazie alle piazze e vie che portano il loro nome a Verona e Roma.

1950
Azienda Agricola Bonazzi Alessandro

Casa che ospitò il capostipite Trezza

La rovina della famiglia, raccontata con parole del nonno Mario, fu che: “Cesare Trezza cadde nel tranello della prima guerra mondiale, si impegnò e firmò con il governo, davanti al Re, di mantenere un’armata per tutta la durata della guerra, convinto che durasse 4 o 6 mesi ne  durò invece 42; così [...] nel 1919 fu costretto a vendere tutto.

1987
Azienda Agricola Bonazzi Luciano, Mario e Angelo

Corte Tribuna Bonazzi, dopo le sorti dei Trezza, vide il Badin spezzettato in piccole proprietà, fu allora che arrivò Don Angelo Simeoni, acquistando villa e terreni. Uomo molto autorevole e impulsivo, con grandi capacità imprenditoriali. Trasferitosi in America, vicino Chicago, lavorava come parroco, professore scolastico, maestro di musica e oratore. Poco dopo l’acquisto di Badin, fece arrivare la corrente elettrica nel 1921, mandò ordini per costruire la “chiesetta” (1926-1927), la scalinata antistante la casa padronale e il campo da tennis, ammodernò i rustici mezzadrili e ristrutturò la villa. Infine, a sue spese, acquistò l’acqua potabile perenne dal comune di Marano, la fontana con capitello presente all’ingresso della nostra proprietà porta la dedica a suo nome. Durante tutta la loro vita Bonazzi accudirono sua sorella Teresa, che viveva a Badin nel “palasso”. Come gratitudine per le attenzioni ricevute e l’amorevole rapporto che si era instaurato tra Don Angelo Simeoni e i nostri nonni, decise di lasciare alla curia i suoi possedimenti con l’accordo (sottoscritto dal Mons. Giuseppe Chiot, suo amico intimo sin dall'infanzia) che i Bonazzi avessero il diritto di comprare ad un prezzo agevolato la villa e i campi…così avvenne! Alessandro Bonazzi riscattò così mezzo secolo di generazioni di mezzadri.

2014
Azienda Agricola Bonazzi Ivo, Mario e Angelo

Il nonno Sandro e
la nonna Maria

Il nonno “Sandro” (l’unico che aveva fatto fino alla sesta) e i suoi quattro fratelli, già agli inizi del secolo, portavano con cavallo e carretto il vino fino a Vicenza. Negli anni ‘40 decisero di acquistare quattro vasche per aumentare le rendite. Le posizionarono in mezzo alla corte e così, poco a poco, strutturarono le basi dell’azienda vinicola. 

Curiosità

L’azienda passa nelle mani dei tre figli maschi di Alessandro e Maria: Luciano, Mario ed Angelo, con dedizione e cura portano avanti l’attività familiare, divenendo un esempio in tutta la Valpolicella di come tre fratelli possano lavorare in armonia.

Bisogna scrivere che Luciano lascia ad Ivo la sua parte di azienda perche adesso ci chiamiamo cosi come ragione sociale!

Ci riteniamo artigiani del vino. Arrivati alla terza generazione di produttori, noi, come i nostri nonni ci hanno insegnato, crediamo nel valore della terra, della tradizione e della famiglia.

Questo il nostro futuro!!!